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LA POSIDONIA
Lo sbaglio che il subacqueo neofito è solito fare è quello di considerare la
Posidonia Oceanica una insignificante alga, si tratta bensì di una pianta con
ruoli importantissimi nel delicato ecosistema marino costiero, capace di
sbalordire ed emozionare anche il subacqueo più attento e preparato, se guardata
con "il giusto paio di occhiali".
DESCRIZIONE
Culmine di un percorso evolutivo che ha determinato la
conquista dell'ambiente terrestre e poi nuovamente quello
marino, la Posidonia Oceanica è
una pianta superiore, non un alga, quindi provvista di radici, rizomi (fusto),
foglie, fiori e frutti. Simile alle graminacee terrestri, appartiene alla
famiglia delle Fanerogame (fanerogama vuol dire che si riproduce con i
fiori).Caratteristica principale di questa pianta sono le lunghe foglie
nastriformi, circa 100 cm di lunghezza per 1 cm di larghezza, percorse da 13 -
17 nervature parallele. La colorazione varia dal verde chiaro delle foglie
giovani al brunastro delle foglie più vecchie. Fasci di 5- 8 foglie partono da
un unico rizoma (molto pronunciato in questa specie), fissato al substrato per
mezzo di radici. Rizomi e radici possono crescere sia lateralmente che
verticalmente, dando origine a strutture altamente intrecciate e compatte, anche
di diversi metri di spessore, chiamate con il termine derivante dal
francese di "mattes". Endemica del mediterraneo, è presente
fino a oltre 40 mt di profondità, solitamente su fondali
detritici e sabbiosi, più di rado su roccia. Può vivere entro un
discreto campo di temperature (dai 10° C ai 29° C), ma tollera
ben poco gli sbalzi di salinità, ragion per cui non è presente
alle foci dei fiumi e nelle lagune salmastre costiere.
CICLO VITALE
La stagione di crescita delle foglie è piuttosto lunga e và
dall'autunno all'estate, stagione in cui le foglie vecchie
cadono lasciando il posto a quelle nuove, facilmente
riconoscibili oltre che per le dimensioni più contenute, anche
per il colore verde chiaro e la totale assenza di incrostazioni.
Infatti, anche se producendo sostanze capaci di rallentare la
crescita di organismi estranei, sulle nuove foglie si forma
ben presto una patina di batteri sui quali si sviluppa un
articolata flora e fauna epifita. In estate questo complesso
mondo di organismi epifiti, tra cui Idroidi e Briozoi,
raggiunge il suo culmine; le foglie vecchie sono intanto
diventate verdi scure, brunastre e di lì a poco con le prime
mareggiate autunnali verranno strappate e trascinate dalla forza
dei marosi sulle spiagge, dove si depositeranno in cumuli anche
dello spessore di qualche metro. I primi fiori, posti al centro
del ciuffo fogliare, compaiono dapprima nelle praterie più
superficiali per poi estendersi anche a quelle a maggiore
profondità. Solitamente più comune nelle aree meridionali del
mediterraneo, dove la più elevata temperatura dell'acqua
consente uno svolgimento quasi periodico del fenomeno, la
fioritura avviene dal mese di ottobre a dicembre. I frutti
maturi della posidonia sono volgarmente chiamati per il loro
colore bruno e la forma sferica "olive di mare", ed in primavera
sono facilmente rinvenibili sulle spiagge adiacenti i
posidonieti di fioritura autunnale. Radici e rizomi consentono
alla pianta espansione e crescita, aumentano la superficie di
estensione della prateria colonizzando il territorio
circostante. La diffusione della specie è invece compito
esclusivo dei frutti, che, trasportati dalle correnti, daranno
vita in luoghi favorevoli per caratteristiche morfologiche e
temperatura, a nuove colonie di questa pianta.
FIORITURA ELBA 2004
Fino a pochi anni fa, per la precisione fino al 1982, si
pensava che la fioritura della posidonia non fosse possibile
nell'Alto Tirreno: in pratica, si credeva che a nord di Roma la
posidonia si riproducesse solo per via asessuata, per stolone.
Tuttavia in quell'anno,all'Elba e per la precisione a S.Andrea,
Cinelli e Salghetti-Drioli riferirono dell'inatteso evento: la
posidonia può fiorire anche in alto Tirreno. Il fenomeno,
successivamente, è stato osservato sporadicamente in altri
tratti del litorale toscano. Cinelli, in un testo del 1995,
menziona altre fioriture dal 1991 al 94, sia nelle isole
dell'Arcipelago (Gorgona, Pianosa, Capraia, ancora l'Elba (Cavo)
ed anche alla Meloria), sia lungo il litorale, da sud
(Argentario, Talamone) fino a Livorno, passando per Baratti,
Follonica e Vada. Si trattava, comunque di fenomeni sporadici e
localizzati. Quest'anno, pare che buona parte della prateria di
posidonia, per lo meno della costa settentrionale dell'Elba, sia
in fiore. L'evento sembra eccezionale per l'estensione del
fenomeno (presente anche un team di giornalisti rai tg3 toscana
per filmare la vastità della fioritura, fino ad oggi assai rara
a queste latitudini). Ho potuta osservarla, con gli amici dell'
Associazione Sub "Il Careno" a S. Andrea ed altri amici me lo
confermano per la Punta della Madonna e per l'Enfola (Elba
Diving Center, di Marciana Marina) e lo Scoglietto di
Portoferraio (Circolo Teseo Tesei, di Portoferraio). Sulle cause
dell' episodio ovviamente posso solo speculare, ma che
quest'anno la temperatura dell'acqua di mare sia stata più
elevata del normale pare evidente (almeno ai sub…). D'altra
parte, il legame tra fioritura della posidonia e temperatura
dell'acqua sembra confermato, come sopraccitato, dal fatto che
il fenomeno è assolutamente normale lungo le coste meridionali
del Mediterraneo. A questo proposito, grazie all'impegno
dello storico circolo elbano "Teseo Tesei" di Portoferraio, sono
in corso di posa a mare alcuni rilevatori subacquei di
temperatura, in grado di dialogare tramite interfaccia con un pc
ed avere un riscontro oggettivo riguardo l'effettiva incidenza
dei cambiamenti di temperatura. Che la posidonia fiorisca
all'Elba è, come detto, evento raro ma certo non allarmante.
Tuttavia, le dimensioni apparentemente ampie del fenomeno in
atto fanno pensare, con la speranza di essere smentiti, alla
conseguenza di un cambiamento climatico. Sarebbe a questo
punto utile monitorare anche come avanza il processo, ad esempio
osservando la produzione dei frutti (simili a grosse olive
verdastre, li vedremo galleggiare la prossima primavera) e
l'eventuale germinazione ed attecchimento.
RUOLI
Una prateria può tranquillamente occupare in estensione
svariate centinaia di metri quadrati, fornendo immensi vantaggi
per l'ambiente marino nelle sue circostanze. Questa
fanerogama è infatti sinonimo di "ossigeno", visto che un
singolo metro quadro è in grado di produrne per fotosintesi dai
14 ai 16 litri al giorno, rappresenta un immenso polmone per il
mare e un alto potere vivificante per le acque che la ospitano.
Da considerarsi quindi a tutti gli effetti una piccola foresta
amazzonica all'interno del nostro amato mediterraneo, e come
tale da custodire e salvaguardare. Protegge poi le spiagge
dall'erosione. Grazie alla combinazione di strato fogliare e
"mattes" riesce in alcune circostanze a ridurre del 30/40% la
furia del moto ondoso e del 60/70% quello delle correnti di
fondo. A riva lo strato di foglie morte accumulate sulle spiagge
funge invece da "cuscinetto", il mare scarica di fatto la sua
forza infrangendosi sul compatto deposito, non arrivando così
alla sabbia sottostante. La Posidonia attenua quindi i
fenomeni erosivi sulle coste, creando una vera e propria
barriera naturale; quando si sente parlare di ripascimenti delle
spiagge, troppo spesso si ha a che fare con una
prateria,antistante la spiaggia, danneggiata. Costituisce poi
una importante zona di riproduzione, nursery e riparo dai
predatori per molti pesci. Tra le sue fronde albergano,
letteralmente, migliaia di organismi (grandi e microscopici,
animali e vegetali). D'interesse per l'attento esploratore e il
fotografo in cerca di soggetti, sono: Pinne o Nacchere (Pinna
Nobilis) il più grande bivalve del mediterraneo, che trovano
solitamente dimora fra radici e rizomi, grossi labridi (labrus
viridis) e diffidenti corvine che si mimetizzano abitualmente
fra le foglie della pianta, mentre scorfani (scorpena porcus
e scorpena scrofa) perchie (serranus cabrilla) e sciarrani (serranus
scriba) sono ben appostati in attesa di una preda. Appena al
di sopra nuotano castagnole, salpe, boghe ed occhiate, pronte a
dileguarsi fra le fronde della prateria al minimo cenno di
pericolo. Ai margini della prateria mormore e triglie sono
solite setacciare la sabbia in cerca di cibo. Con occhio ben
allenato e un pizzico di fortuna si possono anche scorgere pesci
altrove rari, come cavallucci marini e pesci ago, del tutto
simili per forma e colorazione a foglie di posidonia.
Innumerevoli poi gli invertebrati: nudibranchi del genere
Hypselodoris valenciennesi (in radure di sabbia nelle immediate
vicinanze della prateria) e Flabellina affinis (su foglie
colonizzate da idroidi), rossi gigli di mare, ricci, oloturie,
stelle, crostacei e ancora varie specie di attinie, spesso
arrampicate in alto per meglio filtrare il cibo portato dalla
corrente. La più bella e spettacolare è l'Alicia mirabilis,
che si apre di notte, estroflettendo i tentacoli come capelli al
vento. Insomma un vero e proprio "ambiente speciale" per
studiosi e ricercatori, una vera e propria "manna" per occhi ed
obiettivi di noi subacquei.
Spero vivamente che la
descrizione delle praterie di Posidonia Oceanica spinga i
subacquei (e non solo) a considerare questa pianta con occhio
diverso, maturo e coscienzioso. Cresce a riva e a
batimetriche accessibili a tutti i livelli di brevetto, non ci
sono quindi scusanti,
BUONA POSIDONIA A TUTTI!!!
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